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lunedì 29 giugno 2015

Cosa rimarrà di questi giorni?

Cosa rimarrà di questi giorni?
Cosa rimarrà dei nostri capelli lunghi, scuri e forti?
Cosa rimarrà dei nostri occhi vivaci e curiosi?
Cosa rimarrà della nostra pelle liscia e soffice?
Cosa rimmarà dei nostri sorrisi e delle risate a crepapelle, fino a piangere e a sentire dolore allo stomaco?
Cosa rimarrà delle serate insonni a ballare, a parlare, a piangere...?
Cosa rimarrà delle persone che ci hanno stretto la mano?
Cosa rimarrà delle persone che ci hanno ascoltato?
Cosa rimarrà delle persone che hanno condiviso la nostra intimità?
Cosa rimarrà della spensieratezza?
Cosa rimarrà delle corse contro il tempo?
Cosa rimarrà di tutti i sacrifici per rimanere a galla, per avere un buon futuro?
Cosa rimarrà di amicizie create e sciolte in un abbraccio?
Cosa rimarrà di amori finiti con un grande pianto?

Se potessi, ritornerei nei miei luoghi e darei un caloroso abbraccio a chi, anche solo per un minuto, ha visto nei miei occhi qualcosa che non poteva essere detto, qualcosa che stavo cercando di celare e invece è emerso.
Se potessi, riprenderei i contatti con tutte quelle persone che hanno potuto sfiorare per un attimo questo cuore...
Se potessi...

L'importanza di qualcuno o qualcosa si avverte nel momento che non c'è più, perché lascia come un aurea intorno a te, nei posti che ha toccato. Lascia un segno tangibile dentro, nel profondo.
Ti lascia un suo modo di fare o di dire che tu ripeterai all'infinito. E' un'orma, una traccia indelebile.

Cosa rimarrà della nostra giovinezza una volta che saremmo diventati vecchi? Una volta che avremmo smesso di correre?

Forse guarderemo solo il cielo, in una calda mattinata d'estate, mentre il mondo lentamente sbadiglia e apre gli occhi. Forse guarderemo la cupola azzurra e limpida e ci lasceremo inondare i polmoni da una sensazione di assoluta calma...

E vivremo ancora persone e luoghi. 
Chiudendo gli occhi.


venerdì 20 febbraio 2015

Un'assenza è più determinante di una presenza.





Perché le persone che ci fanno del male sono più determinanti di quelle che ci fanno del bene?

Perché ci ricordiamo più di un torto subito piuttosto che di una gentilezza?
Perché cerchiamo le persone che più ci hanno fatto soffrire? Perché rimangono incastrati nei nostri cuori frammenti spigolosi dei loro ricordi, che fanno male?

Ancora oggi, dopo molto tempo a interrogare, cercare, investigare, sono qua a farmi questa domanda.
L'anno scorso, durante le lezioni di Pedagogia Generale che stavo seguendo per un esame all'Università, la professoressa pronunciò queste parole: "Talvolta un'assenza è più determinante di una presenza."

Il male ha maggior presa su di noi, più di quanto ce ne possiamo rendere conto. Ci facciamo del male, in continuazione. Eppure, il nostro istinto di sopravvivenza talvolta sembra annullarsi di fronte a certe persone che ci feriscono. Sì, perché le cerchiamo. Le vogliamo. Facciamo di tutto per avere un loro consenso. Un loro sì.
Ma perché tutto questo? Non è abbastanza per noi il senso del rifiuto che abbiamo quando ci voltano le spalle? Non è abbastanza il dolore di essere stati ingannati o derisi e sbeffeggiati? Cosa ci spinge a insistere? Orgoglio? Oppure è come diceva Fredu? Siamo davvero mossi da due forze, Eros (amore) e Tanathos (morte)?

Forse vorremo raggiungere quelle persone impossibili da avere per orgoglio o senso della conquista? Perché vorremo solo avere delle risposte e capire il perché del rifiuto? Ma che senso ha? Che senso ha?

Forse ha ragione il ragazzo con gli occhi di falco che mi veglia il sonno: dovrei volermi più bene. E così io, tutti quanti.
Se ci volessimo più bene, avremmo più rispetto di noi stessi e autostima. Partendo in questo modo, nessun commento spregevole o nessuna cattiveria ci spingerebbe così in basso da cercare il consenso altrui, soprattutto di chi ci dice spesso di non amarci.

Dovremmo imparare a prendere in considerazione più le cose positive che ci vengono dette o fatte piuttosto che le negative. E dalla positività e dal bene che ci viene rivolto costruire sopra qualcosa. Costruire sempre, ovvio, ma partendo col piede giusto.

martedì 3 febbraio 2015

Intervento virtuale

Martedì scorso mi ha chiamata Loredana Dragoni, direttrice del Centro Antiviolenza "Nara" di Prato, per chiedermi di partecipare ad un'assemblea studentesca del liceo classico Cicognini-Rodari (liceo da me stessa frequentato) per portare il mio libro. In questo modo avremmo potuto parlare di violenza in svariati modi e, data la mia giovane età, i ragazzi si sarebbero sentiti più empatici nei miei confronti.

Purtroppo, l'assemblea sarebbe stata il venerdì dopo. A causa di svariati impegni che mi ero presa per quel giorno, non ho potuto parteciparvi.
In compenso, ho realizzato questo video che è stato trasmesso quella stessa mattina.

Ve lo lascio qui, nel caso possa essere utile a qualcuno.



E che la luce sia con voi.

mercoledì 14 gennaio 2015

Propositi per l'anno nuovo

Lo so, lo so! Sono in clamoroso ritardo per l'anno nuovo.
Come sa per chi mi conosce, sono un vulcano inarrestabile e infermabile. Prima di tutto, sono riuscita a prendere la laurea triennale esattamente il 21 novembre. E' stato un giorno bellissimo e a dir poco indimenticabile.
In secondo luogo, ho incontrato una persona che mi ha sgelato il cuore. Nonostante numerose resistenze, l'organo rosso adesso si trova sotto le ali di quei occhi di falco che ancora adesso mi spaventano un pochino... L'amore è qualcosa che ci sconvolge e ci calma, e ci fa tremare e addormentare placidamente la notte, stretti al nostro cuscino...
Ho preso un anno sabbatico. Credo di aver perso la bussola. Ne sto costruendo una nuova, una bussola del cuore.

Comunque, ecco i miei propositi per l'anno nuovo:
1. Fare un corso di scrittura e/o di teatro, di modo che possa conoscere sempre più persone all'interno dell'ambiente e possa migliorare sempre di più il mio stile narrativo e dialogico;
2. Conoscere quante più persone nuove e positive;
3. Farmi conoscere per le mie qualità;
4. Raggiungere l'agognata indipendeza;
5. Far sì che Non io, non qui abbia i giusti riconoscimenti;
6. Ricominciare l'università e prendermi la laurea magistrale.

Ce la voglio fare!

lunedì 1 dicembre 2014

Illese! 25 novembre a Empoli

Il 25 novembre presso il Cenacolo degli Agostiniani a Empoli si è svolta una serata incentrata sul tema della violenza sulle donne.
Io sono stata invitata come ospite a parlare di Margherita e di "Non io, non qui". Ero pressocché da sola, un po' spaurita e spaventata a causa del grande numero di persone presenti. Ma tanto tanto tanto emozionata.






Sono grata a tutte le persone che mi hanno ascoltata. Avendo 22 anni, spesso mi sento una bambina a parlare a persone molto più grandi di me di temi tanto delicati e sofferti. Eppure ho avuto di nuovo la conferma che ciò che sto facendo, lo sto facendo nel modo giusto. Le lacrime di Karin, i sorrisi delle donne che sono venute a parlarmi subito dopo, i messaggi su Facebook da parte delle persone più timide la mattina dopo...
Sto riuscendo, piano piano, a entrare nei cuori delle persone. Ed è fantastico.

La serata è continuata con un intervento del Centro aiuto donna Lilith delle pubbliche assistenze di Empoli sulla realtà del territorio toscano.
Angelika Georg, attrice di teatro, ha commosso e emozionato col suo monologo "Regina" scritto e interpretato da lei. Una bambina di 12 anni, povera, viene venduta dalla nonna a degli uomini il giorno dopo il suo compleanno. La ragazzina verrà costretta a prostituirsi e alla fine ritornerà a casa, dove vi troverà solo i fratelli. Anche se la casa è povera, è la sua casa. "Le femmine sono una fortuna", dice alla fine. "Ma vivono fino a 12 anni."
Infine, Karin Marzocchini ha proiettato il suo cortometraggio "Broken dolls" in cui parla della prostituzione e fa un interessante parallelismo tra le donne e le bambole rotte, appunto.

E' stata una serata interessante, intensa, emozionante.
A chi ha partecipato, spero davvero di aver lasciato un piccolo frammento di me nel cuore di ognuno di voi.


lunedì 22 settembre 2014

Lettera al Cuore

E' stato un attimo, un secondo.
Descriverlo sarebbe impossibile. E' stato un attimo. Un momento. No, un secondo no. E' troppo lungo il tempo che ci vuole a dire "tic" o "tac" rispetto al tempo in cui successe. E' stato un millisecondo, forse. Non si può quantificare. 
Ecco, sì...
Mi sono voltata. Mi sono voltata e tu non c'eri più. Mi sono voltata e foglie marroni hanno cominciato a cadere, a cadere, a cadere.
Immobile, inerme, non ho fatto altro che guardare quella cascata di colori caldi. Caldi, sì, oh, come erano caldi. Eppure io immobile, fredda. Io inerme. Io senza difese.
Io.
I colori dell'autunno scendevano giù. Mi hanno coperto le ginocchia.
E poi di nuovo. E' stato un attimo, un secondo.
Ma che dico, un secondo...
Ho visto la neve. La neve fino alle caviglie. I miei capelli bagnati. Non avevo freddo. 
Pensavo di averti perso... poi ti ho visto là. Laggiù, là sotto...

Cuore mio,
ti sei nascosto di nuovo? Cuore mio, pensavo di averti perso per sempre. Non sai che piacere, averti ritrovato là. Non hai idea che sollievo. Mi sono crollate le ginocchia - sono affondate nella neve. Nessun brivido di freddo. Nessun tremolio. Solo un sospiro di leggerezza.
No... non ti tolgo da lì. Se vuoi nasconderti ancora nel biancore candido, ti lascerò stare. Non ho intenzione di disturbare il tuo letargo, la tua convalescenza. Hai ragione, hai bisogno di riposare. Sì, almeno tu... - mentre la Mente lavora e lavora e lavora.
Ti aspetto, Cuore. Mi sono sdraiata accanto alla tua tana. Ho lasciato che la neve mi scivolasse addosso. Quante carezze ho ricevuto. Anche il vento mi ha tenuto un po' compagnia.
So che sarai pronto ad uscire quando arriverà la primavera e un petalo di quel fiore rosa che amo tanto - sapevo che ti saresti nascosto sotto un ciliegio, sai -, un solo petalo mi sveglierà dal mio torpore, baciandomi le labbra.



martedì 14 gennaio 2014

Consapevolezze

Questo 2014 è cominciato con tante novità e con tante cose belle.

Sono un po' sparita dalla circolazione: mi sono presa tanto tempo per riflettere. E ora ci vorrebbe mia sorella maggiore, che mi chiederebbe: "E allora? Cosa hai concluso?"

Ho concluso che sono molto più consapevole di me, molto più positiva, molto più dinamica, attiva, aperta. E' incredibile come possa cambiare lo stato delle cose solo da come le vedi tu.
Ero entrata in un circolo vizioso di tristezza e incompletezza. Appena raggiungevo una cosa, avevo una vocina nella testa che mi diceva: "Ilaria, non è quello che vuoi davvero." Appena mi avvicinavo alle persone, mi sentivo minacciata, oppure mi sfuggivano. Riuscivo a farmi scivolare tutto dalle mani con una tale velocità che non credevo possibile. Mi stimavo come un'incapace.

Non so esattamente cosa sia scattato dalla mia testa, ma ho improvvisamente deciso di volermi bene. Da lì è cambiato tutto.

Sono riuscita a circondarmi di persone bellissime, che però non vedono le proprie qualità. Siete piene di potenzialità. E quando lo saprete, quando ne prenderete consapevolezza, comincerete a brillare di una luce tutta vostra, a splendere come stelle, e sarete così belle, che riuscirete a scaldare e ad abbagliare le persone che sono intorno a voi.

Sorridete e il mondo vi sorriderà.
Abbracciate e il mondo vi abbraccerà.
Perdonatevi e il mondo vi perdonerà.
Siate voi stessi e il mondo vi accoglierà.
Amatevi e il mondo vi amerà.

E' tutto qui. Semplicissimo e difficilissimo allo stesso tempo.

In bocca al lupo, persone stupende. Spero che tutti i vostri sogni si realizzano.

sabato 21 dicembre 2013

Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
è tanto tempo che non ti scrivo una lettera. Forse saranno passati 11 o 12 anni dall'ultima. Sai, com'è, i miei genitori mi hanno rivelato che tu non esisti.
Sai cosa ho pensato quando ho scoperto che le lettere che mi impegnavo a scrivere ogni anni non avevano destinatario? Pensai che, allora, era tutto un'illusione, che nessuno poteva farti un regalo all'anno per il resto della tua vita senza chiedere niente in cambio. Esatto, perché tu sei lì, seduto alla tua scrivania e ricevi ogni anno miliardi di lettere con i regali.
Babbo Natale, sai cosa c'è che non va in questo meccanismo? Che i regali materiali non servono a granché nella vita. Avere un giocattolo o un maglione in più non cambia le cose, non da felicità, non migliora le persone. Anzi, forse le peggiora.
Sai cos'è? E' che io di tutta questa "materia" di cui siamo pieni mi sono stufata. Siamo saturi di oggetti, non sappiamo più dove metterli. Non sappiamo più cosa farcene. La cosa più triste è che siamo convinti che dobbiamo averne ancora e ancora per essere felici, per stare bene, per essere accettati.
Non è una cosa triste? Non c'è più consapevolezza, responsabilità e rispetto. Neanche per gli oggetti. Gli oggetti vengono usati e buttati come se fosse niente. Il punto è che ci stiamo comportando così anche con le persone. Le prendiamo, le usiamo e, quando non ci servono più, le abbandoniamo.
Hai ragione, sto divagando, dovrei arrivare al punto. E' vero, ti sto scrivendo questa lettera per farti una richiesta, per dirti cosa vorrei questo Natale.
Ti chiedo di far nascere un sorriso a tutte le persone che non hanno stima di se stesse quando si sveglieranno e si guarderanno allo specchio; di far avvicinare le persone che si amano e non possono aversi; di far avvicinare figli e genitori; di unire le famiglie e cancellare i conflitti; di far ridere a crepapelle chi non ha mai provato la spensieratezza; di far innamorare le persone ciniche; di far avvenire un miracolo davanti agli scettici; di far dormire gli insonni; di far mangiare tutti quelli che hanno rinunciato al cibo; di far incontrare vecchi amici che si erano persi; di cancellare la solitudine; di far trovare pace alle coppie che litigano da troppo tempo; di eliminare la violenza; di far rimanere le persone che vengono amate...
Caro Babbo Natale, avrei tante altre cose da chiedere, ma mi fermo. Aspetto che tutte queste possano diventare realtà, per avere la conferma che, almeno in qualche modo, c'è qualcuno che si sta impegnando per far sì che le cose vadano meglio.

Ci conto.

Ilaria

domenica 3 novembre 2013

Io non ho capito niente.

In estate ho scritto un post dove parlavo dell'amore.
In verità, io dell'amore non ho capito proprio niente. Continuo a parlare dell'amore, continuo a cercarlo, a volerlo, forse anche a provarlo. Ma io dell'amore non ho capito un accidente.
Com'è che nasce? Com'è che si manifesta? Perché ci fa fare cose impensabili, irrazionali? Cos'è l'amore? E' istinto? E' chimica? E' il profumo della pelle di una persona? E' il suo sguardo? E' il suono della sua voce o è tutto questo messo insieme?
L'amore si manifesta, nasce dentro noi e poi ha bisogno di uscire fuori.

No... io non ho capito davvero niente.

E ancora mi rimbombano le parole di Lorenzo nella testa: "Ema, ma perché innamorarsi di qualcuno rende così deboli?"
Ci avete mai pensato? E' stata la domanda che mi ha fatto scaturire innumerevoli riflessioni, mi ha portato a scrivere "Nuvole", ma nemmeno nella storia di Lorenzo ho trovato un motivo, una ragione in cui credere.

"E' una domanda che viaggia tra le particelle vuote del silenzio."
E' questa la risposta di Lorenzo. Forse la mia. Non lo so, devo ancora pensarci.

Cos'è che succede quando inizia un amore? Cos'è che succede quando il nostro cuore smette improvvisamente di battere?
Se le emozioni fossero razionalizzabili, allora tutto sarebbe molto più semplice, saremmo in grado di spiegare ogni nostro più piccolo e insignificante pensiero.

Forse è per questo che l'uomo ha inventato i miti, i racconti, la scrittura, per darsi delle risposte a tutte quelle cose che erano inspiegabili, che non potevano essere afferrate, toccate, sfiorate, guardate. Noi vediamo solo l'effetto, la conseguenza di un'emozione, non l'emozione stessa.
Perché?
Dovrebbe essere tutto molto più semplice. Invece più indago dentro di me, dentro gli altri, dentro il mondo, più conosco e più sono confusa.

La vita è solo un grande e immenso paradosso.