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venerdì 20 febbraio 2015

Un'assenza è più determinante di una presenza.





Perché le persone che ci fanno del male sono più determinanti di quelle che ci fanno del bene?

Perché ci ricordiamo più di un torto subito piuttosto che di una gentilezza?
Perché cerchiamo le persone che più ci hanno fatto soffrire? Perché rimangono incastrati nei nostri cuori frammenti spigolosi dei loro ricordi, che fanno male?

Ancora oggi, dopo molto tempo a interrogare, cercare, investigare, sono qua a farmi questa domanda.
L'anno scorso, durante le lezioni di Pedagogia Generale che stavo seguendo per un esame all'Università, la professoressa pronunciò queste parole: "Talvolta un'assenza è più determinante di una presenza."

Il male ha maggior presa su di noi, più di quanto ce ne possiamo rendere conto. Ci facciamo del male, in continuazione. Eppure, il nostro istinto di sopravvivenza talvolta sembra annullarsi di fronte a certe persone che ci feriscono. Sì, perché le cerchiamo. Le vogliamo. Facciamo di tutto per avere un loro consenso. Un loro sì.
Ma perché tutto questo? Non è abbastanza per noi il senso del rifiuto che abbiamo quando ci voltano le spalle? Non è abbastanza il dolore di essere stati ingannati o derisi e sbeffeggiati? Cosa ci spinge a insistere? Orgoglio? Oppure è come diceva Fredu? Siamo davvero mossi da due forze, Eros (amore) e Tanathos (morte)?

Forse vorremo raggiungere quelle persone impossibili da avere per orgoglio o senso della conquista? Perché vorremo solo avere delle risposte e capire il perché del rifiuto? Ma che senso ha? Che senso ha?

Forse ha ragione il ragazzo con gli occhi di falco che mi veglia il sonno: dovrei volermi più bene. E così io, tutti quanti.
Se ci volessimo più bene, avremmo più rispetto di noi stessi e autostima. Partendo in questo modo, nessun commento spregevole o nessuna cattiveria ci spingerebbe così in basso da cercare il consenso altrui, soprattutto di chi ci dice spesso di non amarci.

Dovremmo imparare a prendere in considerazione più le cose positive che ci vengono dette o fatte piuttosto che le negative. E dalla positività e dal bene che ci viene rivolto costruire sopra qualcosa. Costruire sempre, ovvio, ma partendo col piede giusto.

mercoledì 14 gennaio 2015

Propositi per l'anno nuovo

Lo so, lo so! Sono in clamoroso ritardo per l'anno nuovo.
Come sa per chi mi conosce, sono un vulcano inarrestabile e infermabile. Prima di tutto, sono riuscita a prendere la laurea triennale esattamente il 21 novembre. E' stato un giorno bellissimo e a dir poco indimenticabile.
In secondo luogo, ho incontrato una persona che mi ha sgelato il cuore. Nonostante numerose resistenze, l'organo rosso adesso si trova sotto le ali di quei occhi di falco che ancora adesso mi spaventano un pochino... L'amore è qualcosa che ci sconvolge e ci calma, e ci fa tremare e addormentare placidamente la notte, stretti al nostro cuscino...
Ho preso un anno sabbatico. Credo di aver perso la bussola. Ne sto costruendo una nuova, una bussola del cuore.

Comunque, ecco i miei propositi per l'anno nuovo:
1. Fare un corso di scrittura e/o di teatro, di modo che possa conoscere sempre più persone all'interno dell'ambiente e possa migliorare sempre di più il mio stile narrativo e dialogico;
2. Conoscere quante più persone nuove e positive;
3. Farmi conoscere per le mie qualità;
4. Raggiungere l'agognata indipendeza;
5. Far sì che Non io, non qui abbia i giusti riconoscimenti;
6. Ricominciare l'università e prendermi la laurea magistrale.

Ce la voglio fare!