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giovedì 12 novembre 2015

Sono emancipata, ma non sono libera

Dopo il primo incontro del Laboratorio dei linamenti di Genere, tenutosi dalla professoressa Federica Giardino alla Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Roma Tre lo scorso venerdì 6 novembre, ho riflettuto molto sui termini Emancipazione/Liberazione. Ho ripensato un po' alla mia esperienza. E riflettendo, mi sono resa conto che, come me, moltissime donne sono arrivate a definirsi Femministe per via pratica più che teorica.

Credo che la prima volta che mi sia voluta emancipare sia stato quando, da bambina, durante i cenoni di Natale a casa dei nonni paterni, gli uomini giocavano a carte in una stanza e le donne in un'altra a tombola.
Credo anche che la prima avversione nei confronti del mio corpo e del mio essere donna sia stato quando mi sono sviluppata e la gente si congratulava con me per qualcosa che era doloroso, fastidioso e aveva fatto cambiare il mio corpo in così poco tempo. Qualcosa, mi dicevano i grandi, che faceva di me una donna adesso. Qualcosa che cominciò a farmi accorgere che i ragazzi erano interessati sessualmente a me.
Credo che il primo impulso di ribellione mi sia venuto quando, mentre guardavo la tv con i miei nonni paterni, dopo aver fatto una domanda sulla politica che non capivo, mio nonno mi rispose: “Sei femmina, queste cose non le puoi sapere.”
Mi rendo conto, comunque, che oggigiorno sono ignorante in termini di politica, non perché non abbia le conoscenze intellettive per comprenderne i significati. Ma perché sono disinformata e la mia disinformazione è frutto dell'educazione che mi è stata imposta dai miei genitori.

Ho vissuto, così, per tanti anni dolorosi, la voglia di soddisfare le aspettative dei miei genitori (essere una brava ragazza, imparare a cucinare e a fare le faccende, imparare a truccarmi e a vestirmi secondo un certo gusto) e la voglia di ribellarmi e staccarmi da quel nucleo familiare che mi schiacciava e mi faceva sentire diversa e colpevole di non essere all'altezza delle loro aspettative.
Sono nata e cresciuta in Toscana, ma l'influenza della mia famiglia, originaria di un piccolo paese del Sud Italia, ha influenzato la mia vita per molto tempo.

La prima volta che mi dichiarai “femminista” fu quando, all'età di 16 anni, mio padre se ne andò di casa. Era stato un padre violento, autoritario e crudele. Era stato un padre che aveva voluto imporre il suo potere sul mio corpo e sulla mia mente. Era stato un padre che mi aveva detto che ero grassa, che ero aggressiva con gli uomini e nessuno mi avrebbe amata, che non sarei stata in grado di studiare in un liceo classico, che ero una troia perché mi truccavo e avevo amici maschi, che sarei stata una nullità e non sarei divenuta nessuno. Il tutto si chiudeva con schiaffi e pugni.
Quando se ne andò, mi sentii finalmente libera di vivere la mia vita senza condizioni e senza influenze negative. Sentii che io, mia madre e le mie sorelle avremmo potuto costruirci un futuro indipendente.
Invece, mia madre cadde ancora di più in depressione e mi disse che una donna aveva bisogno di protezione e cura costante. E fu lì, dopo varie discussioni, che pensai: “Io non ho bisogno di un uomo. Sono femminista.”
Fu un ulteriore gesto di ribellione a quella mentalità che mi voleva necessariamente docile e ferma, che mi voleva mansueta. “Prima o poi incontrerai un uomo che ti calmerà”, mi diceva mia madre.
 Col tempo, comunque, credo di averle dimostrato che ero ben capace di badare a me stessa, di amministrarmi, di vivere la mia vita in modo indimendente e autonomo.

Ho cercato, da quando sono diventata consapevole del fatto che avrei dovuto sgomitare un po' di più per prendere un ruolo definito e soddisfacente all'interno della società, di eliminare la mentalità patriarcale che mi aveva cresciuta ed educata.
Ciò non è voluto dire - come la maggioranza crede erroneamente - che da quel momento in poi mi sarei trasformata in una specie di Medea pronta a vendicarmi in modo assurdo con tutti gli uomini. Ma avrei cercato di costruire, partendo nel mio piccolo mondo, un rapporto di fiducia e rispetto reciproco col sesso opposto, non facendolo sentire in nessun modo inferiore.
E' un passaggio molto difficile e doloroso, perché noi donne siamo tutte rappresentanti di una Medea tradita dal sesso opposto. Giasone, infatti, prima le promette amore eterno e poi la tradisce. Così come gli uomini, promettendoci amore e protezione, in realtà ci rinchiudono in una gabbia di cristallo, togliendoci la capacità di prendere decisioni, di scegliere, di agire.
Non voglio vendicarmi del mio passato doloroso e conflittuale con gli uomini. Non voglio in alcun modo credere che gli uomini non siano in grado di comprendere e di amare. Non voglio nemmeno più essere avversa a quelle donne che, credendosi emancipate, in realtà sono soltanto il gioco e lo strumento di certi uomini.

E' per questo che mi devo promettere uno sforzo in più. Perché nonostante io mi ritenga emancipata, non sono ancora del tutto libera: infatti cerco ancora di soddisfare le esigenze di chi mi vorrebbe composta e carina. Sono emancipata, ma non sono libera.
E non lo sono nemmeno quelle donne avverse in modo ossessivo e aggressivo nei confronti degli uomini, perché, cercando di imitarli e di essere come loro, rinnegano loro stesse.

lunedì 13 luglio 2015

Ho scelto

Ho scelto.
Ho scelto di seguire il mio cuore e il mio istinto.
Ho scelto di alzare la testa e amare me stessa.
Ho scelto di fasciarmi ogni ferita, così da risultare invisibile agli altri.
Ho scelto di non smettere mai di sorridere.
Ho scelto di guardare avanti a me, verso gli obbiettivi prefissati.
Ho scelto di aprire il mio cassetto dei sogni, perché non potevano stare ancora rinchiusi.
Ho scelto di vederli volare e danzare attorno a me - luccichio dei miei occhi.
Ho scelto di sbagliare.
Ho scelto di provare a inseguire più strade, per capire cosa volessi davvero, anche se questo è potuto sembrare sciocco e contraddittorio.
Ho scelto di aprire il mio cuore e di amare.
Ho scelto di fidarmi.
Ho scelto di essere ferita, perché magari la mia decisione si è rivelata erronea.
Ho scelto di vivere secondo le mie aspettative e i miei progetti.
Ho scelto di camminare e di respirare e di vedere e di toccare e sentire...

Io ho scelto.

E non mi importa di essere stata capita. Ora, finalmente, non mi importa della compressione e compassione degli altri. Non mi importa.
Perché io ho capito. Ho capito chi sono, cosa voglio. Ho capito che la bellezza, la bellezza della vita, del sole, delle stelle, si comprende e si assapora dopo aver sofferto, dopo un lunghissimo e freddissimo inverno, dopo una giornata tempestosa, dopo aver fatto delle scelte.

E io ho scelto.
Ho scelto di vivere.



lunedì 29 giugno 2015

Cosa rimarrà di questi giorni?

Cosa rimarrà di questi giorni?
Cosa rimarrà dei nostri capelli lunghi, scuri e forti?
Cosa rimarrà dei nostri occhi vivaci e curiosi?
Cosa rimarrà della nostra pelle liscia e soffice?
Cosa rimmarà dei nostri sorrisi e delle risate a crepapelle, fino a piangere e a sentire dolore allo stomaco?
Cosa rimarrà delle serate insonni a ballare, a parlare, a piangere...?
Cosa rimarrà delle persone che ci hanno stretto la mano?
Cosa rimarrà delle persone che ci hanno ascoltato?
Cosa rimarrà delle persone che hanno condiviso la nostra intimità?
Cosa rimarrà della spensieratezza?
Cosa rimarrà delle corse contro il tempo?
Cosa rimarrà di tutti i sacrifici per rimanere a galla, per avere un buon futuro?
Cosa rimarrà di amicizie create e sciolte in un abbraccio?
Cosa rimarrà di amori finiti con un grande pianto?

Se potessi, ritornerei nei miei luoghi e darei un caloroso abbraccio a chi, anche solo per un minuto, ha visto nei miei occhi qualcosa che non poteva essere detto, qualcosa che stavo cercando di celare e invece è emerso.
Se potessi, riprenderei i contatti con tutte quelle persone che hanno potuto sfiorare per un attimo questo cuore...
Se potessi...

L'importanza di qualcuno o qualcosa si avverte nel momento che non c'è più, perché lascia come un aurea intorno a te, nei posti che ha toccato. Lascia un segno tangibile dentro, nel profondo.
Ti lascia un suo modo di fare o di dire che tu ripeterai all'infinito. E' un'orma, una traccia indelebile.

Cosa rimarrà della nostra giovinezza una volta che saremmo diventati vecchi? Una volta che avremmo smesso di correre?

Forse guarderemo solo il cielo, in una calda mattinata d'estate, mentre il mondo lentamente sbadiglia e apre gli occhi. Forse guarderemo la cupola azzurra e limpida e ci lasceremo inondare i polmoni da una sensazione di assoluta calma...

E vivremo ancora persone e luoghi. 
Chiudendo gli occhi.


sabato 18 aprile 2015

Cosa è femminile e cosa è maschile?

Chi l'ha stabilito cosa è femminile e cosa è maschile?
La risposta più comune a questa domanda è: "La natura." La natura, quindi, ci avrebbe fatto così e noi avremmo già fin dalla nascita la propensione a scegliere una cosa da femmina o una cosa da maschio. Quindi tutte le ragazze amano truccarsi, curarsi, vestirsi per bene, mettersi i tacchi, fare shopping e sanno cucinare. A tutti i ragazzi, invece, piacciono le cose semplici, minimali, sono una schiappa con le faccende domestiche e amano il calcio e i vari sport.

Chi decide davvero cosa è femminile e cosa è maschile?
Fin dalla nascita c'è una distinzione di genere: ai maschietti il fiocchetto azzurro sulla porta e una cameretta tutto in cordinato, mentre alla femminuccia tutto in rosa. Da notare anche che l'azzurro è un colore freddo e quindi dovrebbe rappresentare le attidudini caratteriali maschili (freddezza, razionalità, sangue freddo), mentre il rosa rientra nella sfera dei colori caldi (e quindi irrazionalità, istinto, amore ecc).
Dalla nascita, ci troviamo di fronte una distinzione netta su ciò che è maschile e femminile.

"Bé, è naturale." mi potreste dire voi. "Alle bambine piace giocare con le bambole."
Bè, vi dico io, non è affatto vero. Io da bambina giocavo con le bambole perché me le regalavano, perché i miei genitori mi dicevano che erano quelli i giochi con cui dovevo giocare. Quindi non facevo storie e obbedivo e basta. Tuttavia, mi divertivo a giocare con le macchinine che i miei cugini più grandi mi regalarono. E ricordo un episodio dell'asilo in cui io volevo giocare con i maschietti al castello dei mostri.

Tutt'oggi, mi sento dire: "La fai la pedicure? La fai la manicure? Tesoro, hai bisogno di una pulizia del viso. Hai fatto shopping?" E quando rispondo che a me di queste cose me ne frega il giusto e l'onesto, spesso vengo ripresa con: "Ma che donna sei?"
Bè, se posso, voglio dire la mia.
Sono una donna che ama correre e fare lunghe passeggiate - sotto la pioggia, sotto il sole, al chiaro di luna. Sono una donna che ama mangiare e assaggiare cibi nuovi. Sono una donna che ama conoscere persone nuove e farsi quattro chiacchere in compagnia. Sono una donna che ama prendere una birra con gli amici e ridere tutta la sera, anche fino all'alba. Sono una donna che si sveglia presto d'estate perché adora l'aria fresca che vi si respira di mattina. Sono una donna che ama leggere e che talvolta si addormenta abbracciando un volume. Sono una donna che ama cucinare e inventare cose nuove. Sono una donna che odia le pulizie, e quando viene rimproverata per i disordine, risponde: "Voi non capite, è l'ordine dell'artista questo." Sono una donna che piagnucola come una bambina quando si sente giù, ma che prende in mano la situazione quando ce n'è bisogno. Sono una donna che adora gli animali e che si rotolerebbe nel fango con i cani tutto il giorno. Sono una donna che adora osservare i mutamenti del cielo. Sono una donna che non ha paura di camminare da sola la notte. Sono una donna che corre quando c'è qualche amico che ha bisogno. Sono una donna che ama e dà se stessa agli altri. Sono una donna che ha fame del mondo e vuole viaggiare e conoscere cose nuove.

Ognuno di noi, uomo e donna, è un essere unico e irripetibile. Ognuno di noi ha delle caratteristiche che altri non hanno. Sono stufa dell'esistenza di queste due macrocategorie (femmina e maschio), che dovrebbe attenersi solo ai nostri apparati riproduttori e non al nostro carattere o attitudine. Siamo persone, prima di tutto.
Non nascondetevi per adattarvi alla società. Non uccidetevi, pensando che gli altri non vi accetteranno mai. Non buttatevi via. Tenete con voi la parte più vera che c'è. Mostratela al mondo. E solo chi saprà guardarvi senza la mascherà della consuetudine, abbraccerà il vostro modo di essere.
Siate voi stessi. Sempre.

E voi? Che uomini e che donne siete?