mercoledì 14 dicembre 2011
sabato 3 dicembre 2011
Prigionieri ciechi
Ogni mattina svegliarsi con la stessa cosa da fare. Ogni mattina dirigersi verso il luogo prestabilito.
Ogni giorno compiere gli stessi gesti. Ogni giorno pronunciare le stesse parole.
Ogni sera tornare nello stesso luogo. Ogni sera prepararsi per la mattina che verrà.
Unicità, singolarità, differenza, individualità sono solo un'illusione. C'è qualcuno che ha attaccato sulle nostre teste fili invisibili, collocati a loro volta a delle mani potenti, enormi, invincibili. Siamo sotto il controllo di un potere che non conosciamo. Ci illudiamo, credendo di fare scelte diverse dagli altri, di essere unici, che la nostra vita sia irripetibile, che nessuno sia uguale ad un altro.
Ebbene, non è così. Siamo una massa indistinta in grado di non scegliere davvero: abbiamo solo la possibilità di selezionare ciò che ci piace entro i limiti che qualcuno ha già stabilito.
Il mondo è una trappola. L'uomo è il suo prigioniero eterno, un prigioniero felice, stolto, che crede con tutto se stesso di essere libero, che non vede.
Il carnefice? Nessuno può conoscerlo, ma possiamo trovarlo tutti: basta solo guardarsi allo specciho.
Siamo vinti e vincitori di noi stessi.
Quando vi sveglierete?
Ogni giorno compiere gli stessi gesti. Ogni giorno pronunciare le stesse parole.
Ogni sera tornare nello stesso luogo. Ogni sera prepararsi per la mattina che verrà.
Unicità, singolarità, differenza, individualità sono solo un'illusione. C'è qualcuno che ha attaccato sulle nostre teste fili invisibili, collocati a loro volta a delle mani potenti, enormi, invincibili. Siamo sotto il controllo di un potere che non conosciamo. Ci illudiamo, credendo di fare scelte diverse dagli altri, di essere unici, che la nostra vita sia irripetibile, che nessuno sia uguale ad un altro.
Ebbene, non è così. Siamo una massa indistinta in grado di non scegliere davvero: abbiamo solo la possibilità di selezionare ciò che ci piace entro i limiti che qualcuno ha già stabilito.
Il mondo è una trappola. L'uomo è il suo prigioniero eterno, un prigioniero felice, stolto, che crede con tutto se stesso di essere libero, che non vede.
Il carnefice? Nessuno può conoscerlo, ma possiamo trovarlo tutti: basta solo guardarsi allo specciho.
Siamo vinti e vincitori di noi stessi.
Quando vi sveglierete?
giovedì 20 ottobre 2011
Sola
Tutto da sola. Ho visto un libro che aveva questo titolo. E' stato scritto da una donna di cui non ricordo il nome. Incuriosita, ho sfogliato le pagine di quel piccolo volumetto bianco. Parlava di madri, di amori, di scrittura.
Come diventare una scrittrice. Sì, c'era scritto anche questo. E continuava: "La prima cosa da fare è provare sulla propria pelle la sconfitta". Non erano proprio così le parole, ma il senso della frase era quello...
Tutto da sola... Sono le parole che mi riecheggiano nell'anima, come una campana nelle fredde mattine domenicali, quando il sole si è da poco svegliato.
Sì, però, è normale sentirsi soli quando si scrive. E' il momento della creatività, della fantasia, della fusione del tuo corpo col mondo. Nessuno può capire cosa si prova a far vibrare le cordi musicali della parola se non l'ha mai fatto. Scrivere rende soli. Ti isola. Ti esclude. La cosa migliore è che ti fa sentire bene, ti fa sentire unica e speciale.
In verità, è la cosa peggiore, perché quando torni alla realtà, quando chiudi le tue ali del pensiero e ritorni sulla Terra, ti rendi conto che tu non sei nessuno, che niente ti aiuterà, che niente ti farà sentire bene o a casa. Capisci che tu non sei la protagonista dell'azione, non potrai mai mescolarti in mezzo agli altri. Puoi solo renderti invisibile, perché tu sei la spettatrice di mille film diversi dove l'attrice principale con il suo lieto fine non sei tu.
Poi c'era un altro capitolo. Parlava di madri. Come parlare a tua madre. Sarebbe davvero bello avere qualcuno che ti consiglia cosa è bene dire o tacere. Non è così facile, soprattutto se le persone cominciano a cambiare. Allora l'amore sparisce. Il cordone ombelicale si spezza. E tu amaramente capisci di essere sola. Non hai un padre, non hai una madre e sai che c'è bisogno di agire. Ti guardi allo specchio e vedi un volto giovane e degli occhi bambineschi, ma ti convinci che il momento delle favole deve finire, che adesso sei tu l'adulta, che tanto prima o poi doveva succedere, che meglio prima che poi, che da ora in poi sarà più dura, perché lo sai... Sai che sei sola.
Amore. Non sai cosa sia. Poi lo incontri, lo provi. L'hai trovato, pensi. Tra un paio di braccia è tutto un po' più semplice. E' un calore piacevole di cui sei stata a lungo privata. Allora ti abbandoni, sogni. Lo sogni. Giorno e notte. Lo pensi. Notte e giorno. E poi arriva il pianto, la ricerca di un aiuto, perché ti ama e ti può dare una mano...
"Non posso".
E cadi nel baratro di pensieri e angosce. Nemmeno le persone che ti ameranno e ti vorranno bene saranno in grado di aiutarti. Così va. In un certo modo l'hai deciso tu, cominciando a scrivere.
Hai deciso di essere sola.
Come diventare una scrittrice. Sì, c'era scritto anche questo. E continuava: "La prima cosa da fare è provare sulla propria pelle la sconfitta". Non erano proprio così le parole, ma il senso della frase era quello...
Tutto da sola... Sono le parole che mi riecheggiano nell'anima, come una campana nelle fredde mattine domenicali, quando il sole si è da poco svegliato.
Sì, però, è normale sentirsi soli quando si scrive. E' il momento della creatività, della fantasia, della fusione del tuo corpo col mondo. Nessuno può capire cosa si prova a far vibrare le cordi musicali della parola se non l'ha mai fatto. Scrivere rende soli. Ti isola. Ti esclude. La cosa migliore è che ti fa sentire bene, ti fa sentire unica e speciale.
In verità, è la cosa peggiore, perché quando torni alla realtà, quando chiudi le tue ali del pensiero e ritorni sulla Terra, ti rendi conto che tu non sei nessuno, che niente ti aiuterà, che niente ti farà sentire bene o a casa. Capisci che tu non sei la protagonista dell'azione, non potrai mai mescolarti in mezzo agli altri. Puoi solo renderti invisibile, perché tu sei la spettatrice di mille film diversi dove l'attrice principale con il suo lieto fine non sei tu.
Poi c'era un altro capitolo. Parlava di madri. Come parlare a tua madre. Sarebbe davvero bello avere qualcuno che ti consiglia cosa è bene dire o tacere. Non è così facile, soprattutto se le persone cominciano a cambiare. Allora l'amore sparisce. Il cordone ombelicale si spezza. E tu amaramente capisci di essere sola. Non hai un padre, non hai una madre e sai che c'è bisogno di agire. Ti guardi allo specchio e vedi un volto giovane e degli occhi bambineschi, ma ti convinci che il momento delle favole deve finire, che adesso sei tu l'adulta, che tanto prima o poi doveva succedere, che meglio prima che poi, che da ora in poi sarà più dura, perché lo sai... Sai che sei sola.
Amore. Non sai cosa sia. Poi lo incontri, lo provi. L'hai trovato, pensi. Tra un paio di braccia è tutto un po' più semplice. E' un calore piacevole di cui sei stata a lungo privata. Allora ti abbandoni, sogni. Lo sogni. Giorno e notte. Lo pensi. Notte e giorno. E poi arriva il pianto, la ricerca di un aiuto, perché ti ama e ti può dare una mano...
"Non posso".
E cadi nel baratro di pensieri e angosce. Nemmeno le persone che ti ameranno e ti vorranno bene saranno in grado di aiutarti. Così va. In un certo modo l'hai deciso tu, cominciando a scrivere.
Hai deciso di essere sola.
giovedì 13 ottobre 2011
Senza fiato
Ogni volta mi vengono i brividi...
Voglio condividere queste emozioni con chi sta leggendo questo post.
Io mi sento incredibilmente sola e abbandonata, quando ascolto queste note graffianti e queste voci urlanti di dolore. Capisco che il dolore non sarà mai cancellato dal corpo dell'uomo, proprio in quanto uomo. Il dolore può portare alla redenzione e alla maledizione.
Il dolore può essere sia condanna che salvezza.
Sta a noi scegliere.
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